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Itati
Arte in cachemire

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Itati
Arte in cachemire

Ci piace perché è una pura artigiana del lusso: pettina e lavora solo con le mani il cachemire delle sue capre, fino a trasformarle in stole dipinte, impossibili da riprodurre, uniche al mondo

Biografia

Lieve come un fiocco di neve, delicata come un fiore di campo, avvolgente come le sue “creature”, calda come un abbraccio di cuore, sensibile come un artista che dipinge infiniti mondi in cui potersi perdere. Itati è pura fiaba materica: si tocca con mano l’impegno, l’amore, la creatività, l’abbraccio del lieto fine.

“Sono semplicemente Itati, da quando mia mamma Graziella ha scelto per me questo nome, comune in Argentina, dove significa sassolino, ma non in Italia. Meglio comunque di Guadalupe, visto che sono guardiana di capre e temo i lupi.

Amo toccare, dipingere, trasformare, creare, sognare, osservare, vivere nella natura più autentica. È sempre stato così: i miei genitori erano due artisti straordinari. Sono cresciuta nel borgo medioevale di Cassine ascoltando i colori, respirando la musica e toccando le note, tra sculture, dipinti, contrabbasso e chitarra.

Le lenzuola e i muri erano i miei fogli. Imparai da mio padre a vedere le cose in modi diversi come leggere i mattoni delle vecchie case medioevali scorgendo nuove forme e creature. Nella vita è più importante saper osservare che leggere e scrivere, mi ripeteva. Così io osservavo, sperimentavo, trasformavo, osavo, come quando a quattro anni ho chiesto non un cane o un gatto ma una capretta, Tibi, che mi seguiva sempre e ho curato con tanto amore. 

Sono cresciuta nell’arte, l’ho espressa in diverse opere esposte in mostre e manifestazioni. Ho studiato biologia e lavorato presso laboratori di ricerca cosmetica, ma la forza della natura continuava a richiamarmi, finché un giorno alzando lo sguardo verso il cielo blu ho detto: basta! 

Era il 2009, ho lasciato il certo per l’incerto ma il richiamo era talmente profondo da trasportarmi in una borgata a 1800 metri dove non aveva mai vissuto nessuno in inverno. Una piccola stanza come casa e un semplice recinto, perché in fondo ciò che ci serve veramente è davvero poco.

Così, all’ombra del Cervino, ho iniziato ad allevare tre piccole capre Himalaiane. Non fanno latte se non appena partorito e non si tosano, hanno riccioli e ciuffi a far da corona ai musetti curiosi e un belato delicato. Sono rigorosamente selezionate perché siano sane e non consanguinee. 

Mi hanno insegnato il valore della fatica e della dedizione, della cura e della protezione, del lavoro bucolico e della bellezza del tempo scandito dalle stagioni. Faticoso ma gratificante, perché ho subito provato un affetto che travalicava il semplice lavoro. Provo un senso di gratitudine per la natura, per questi animali sensibili e intelligenti, che sembrano capire le intenzioni e le situazioni e rispondono con il loro continuo belare”.

Il Duvet

Raccontami di questo vello soffice…

“Puro, morbido, caldo, dieci volte più isolante della lana vergine, profumato di erba e di sole. Il sottovello (il cosiddetto duvet) delle capre Cachemire sembra zucchero filato setoso e vellutato, caldo e soffice. Le mie capre mi regalano con la muta il loro sottovello una volta l’anno e io lo tolgo loro pettinandole direttamente con le mani, una per una.

È un processo antico che richiede almeno 4 ore per animale, ma fin dalla prima volta che ho toccato questa fibra ho sentito la forte esigenza di metterci le mani dentro e anche di lavorarla senza farla filare. In questo processo di degiarratura manuale riesco a separare il pelo dal sottopelo per avere una fibra perfetta, un autentico cachemire in purezza”.

Tradizione e innovazione

La tua arte per ottenere una fibra perfetta mi sembra tanto antica quanto inusuale…

“Vero: ho abbracciato l’artigianato del lusso, specializzandomi nella lavorazione del cachemire attraverso una tecnica antica che ho innovato reinventandone l’interpretazione. Quando vengo colpita dal bello rimango talmente toccata da voler indossare le emozioni che provo, così ho voluto creare con le mie fibre poche stole e scalda collo che donano l’incanto di indossare un’opera d’arte, con i miei colori e i miei disegni.

Ogni motivo è ispirato a un quadro d’autore ma è reso irripetibile dalle policromie delle mie tinture naturali e dalla consistenza della fibra lavorata a mano. L’antica tecnica di pettinare a mano le capre si è così integrata in una moderna visione del bello che diventa materico e avvolge, regalando sensazioni di mondi incantati”.

Unicità

Mi sembra superfluo chiederti quale sia l’unicità dei tuoi prodotti, ma intuisco che oltre alla tecnica e all’arte si nasconde altro…

“C’è un mondo di passione, cura, amore. C’è la natura che si esprime come un benessere morbido, caldo, unico che arriva da una creatura che ho visto nascere, che ho nutrito, che mi conosce e mi sente. Nella mia stola c’è l’amore per Ulisse, per Penelope, per Maya, per Minerva, che ho salvato neonata, sotto la pioggia ghiacciata, curandola per due mesi.

Ogni stola, infatti, prende il nome di un animale: per esempio Amaltea darà il suo sottopelo solo per una stola. Si va oltre la tracciabilità: sembra di percepirne il belato e di poter accarezzare direttamente quella capra che ha mangiato quei fiorellini, mentre si osserva la foto allegata alla stola. 

Ogni opera è irripetibile ma tutte hanno i colori della mia infanzia e fibre che ricordano un abbraccio indissolubile, irreversibile alla natura, che avvolge come morbido calore”. 

Sfida

Un altro mondo. Non oso immaginare le difficoltà…

“Non nego la fatica, il sacrificio, l’impegno, la solitudine, il mondo in bianco e nero smarrito tra lacrime e delusioni, ma il mio amore per la natura e l’arte è sempre stata energia vitale. Quando avevo bisogno di luce, pensavo a quei disegni sulle pareti di casa, a quei mattoni che si trasformavano: così mi sono rialzata infinite volte, ho ritrovato l’entusiasmo per tornare a creare, per inventare nuovi modi di esprimermi.
Anche adesso sto cercando di migliorare, nel mio piccolo, la vita delle donne alpacheros del Perù.

Sono andata su quelle vette dove gli alpaca vivono fra i 4000 e i 5400 metri di altitudine, e in tutti i villaggi che ho visitato ho condiviso la mia esperienza di donna allevatrice, di artigiana e di imprenditrice. Ho spiegato come, utilizzando un’antica tecnica, con la fibra delle mie capre cachemire riesco a dar forma ai miei manufatti.

Ho sostenuto la nascita di cooperative di raccolta della fibra, dove le “maestre” si occupano della selezione dei velli di alpaca e ho deciso di dare loro alcuni miei disegni, chiedendo di filare per me guanti, sciarpe, coprispalle con i velli di Huacaya e Suri, da affiancare alle mie creazioni. Perché amo tessere nuove possibilità, per tutti”.

Sogno e lezione di vita

La tua vita sembra una fiaba, le tue creazioni pure magie tattili e visive. Quale lezione ci lasci?

“Ho costruito passo dopo passo il mio sogno, che mi ha permesso di riscoprire la bellezza di ciò che ci circonda, l’importanza di tacere per imparare il silenzio della natura che è generosa e non pretende nulla se non il rispetto. Ho imparato a vivere per un bene comune, ad amare un fiorellino dopo essere stata ingoiata per mesi nella neve che copre tutto quello che lascia traccia, mentre – ironia della natura – tu non puoi transitare senza lasciare impronta.

Il mio sogno, ora, è vedere indossati i miei manufatti che contengono pensieri, fantasie, così da poter definire la mia “un’arte viva”, che cammina fra la gente con eleganza, portando con sé un po’ della mia storia e tanto amore per gli animali e la natura, per farti star bene..”

Indicato a…
Chi sente rifiorire un desiderio di autenticità, semplicità, contatto con la natura e soprattutto la voglia di tornare a cogliere le meraviglie che ci circondano.

Info

https://www.itaticashmere.it/

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