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Cantine Albino Armani Vini simboli del territorio

Cibo & Vini

Cantine Albino Armani Vini simboli del territorio

Ci piacciono perchè raccontano una storia tipicamente italiana, impreziosita da un impegno lungo 400 anni nella produzione di vini autoctoni, marcatori di terre da degustare.                      

Biografia

Una realtà dinamica, che sin dai suoi albori si è impegnata nella crescita e ricerca ma soprattutto nella totale salvaguardia del territorio, attraverso il suo gusto più vero: i vini autoctoni dalle radici antiche. Quale passione vi alimenta?

“Quattrocento anni nella vigna. Quattrocento anni di passione per il vino. Nella Valle dell’Adige la storia della nostra famiglia e quella della viticoltura camminano insieme da molto tempo. Tutto cominciò il 7 dicembre 1607, quando al mio antenato Domenico Armani vennero consegnati i terreni con “arbori e vigne” appartenuti al padre Simone. È una storia collettiva, che da quel momento prende il nome di una famiglia. Quattro secoli che sono diventati tradizione. Una tradizione che ogni giorno ci insegna il metodo, il rispetto e la tenacia. E ci stimola a crescere ancora.

Credo che il mio sia il più bel lavoro del mondo. Mettere le mani nella terra per farla diventare vino è il sogno della mia vita perché la terra per noi vuol dire territorio, anzi territori. Sono cresciuto rispettando le botti della cantina e le vigne della campagna, luoghi dove fin da bambino, insieme a mio padre, ho imparato a giocare. Luoghi in cui ho imparato cosa fosse la vita e cosa fosse la vite. Poi ho imparato ad amare e a rispettare anche altri luoghi e altre terre, quelle che ho conosciuto più in là negli anni, in Veneto, in Valpolicella, nella Marca Trevigiana, in Friuli. Luoghi e territori che piano piano, con pazienza, sono diventati anche i miei luoghi e i miei territori.

La nostra storica proprietà a Dolcè, in Val d’Adige, è affiancata da altre tenute in Veneto – inclusa la Valpolicella Classica e la Marca trevigiana – in Trentino e in Friuli Venezia Giulia. La produzione tradizionale dell’azienda ha subito un cambio di rotta alla fine degli anni ’80 quando con mio padre Antonio abbiamo iniziato a imbottigliare le eccellenze autoctone della Val d’Adige. Volevamo restituire a questa valle un’identità forte e sperimentare nuovi stili”.

Vini che descrivono il territorio

“La Val d’Adige è sempre stata considerata la cerniera tra nord e sud, una zona di confine dove con gli anni andava persa la cultura del vino locale perché era poco redditizio. Ma io sono legato a questa terra. Non conosco un altrove se non per ritornare, è naturale. Così ho voluto restituire identità storica e solida a questa vallata, facendola conoscere attraverso il recupero delle vecchie varietà della Val d’Adige, in via d’estinzione.
Oggi siamo gli unici produttori al mondo di certe varietà su cui portiamo avanti ricerca e collaborazione con diversi istituti.

Ogni vitigno è un descrittore del territorio, perché è sempre appartenuto a quella terra, si identifica con le caratteristiche climatiche e geologiche: per esempio, qui in Val d’Adige, le escursioni termiche, il lago di Garda che mitiga il clima, il materiale glaciale depositato sul suolo si integrano in quello specifico vino.

Sono prodotti circoscritti a una piccola area, come la Casetta, Foja Tonda in dialetto, che è un’uva autoctona della Val d’Adige, coltivata anticamente nei territori di Dolcè, Ala e Avio. Abbandonato nel tempo in favore di varietà più richieste e produttive, l’abbiamo reinserito tra le varietà ammesse alla coltivazione. Oggi, dai pochi ettari rimasti ai margini del bosco, le vecchie viti, spesso ancora franche di piede, raccontano la grande passione delle genti della nostra valle, con il loro colore molto intenso e l’aroma selvatico, rustico, con sentori di sottobosco”.

Tre pinot unici al mondo

“Il Pinot grigio non solo rappresenta la varietà che ha maggiormente contribuito al successo dei bianchi del Triveneto nel mondo, ma è soprattutto un vino capace di farsi interprete delle peculiarità territoriali di questa regione vinicola: una vera e propria bandiera della sua terra d’origine.  

I nostri pinot grigio vengono prodotti nelle tenute Trentine, delle Grave friulane (PN) e della Val d’Adige (VR) e, nelle loro diverse peculiarità organolettiche, sono tutti legati da un unico filo conduttore, ovvero la capacità di restituire nel calice il carattere della loro zona di provenienza. Un approccio produttivo vuole esaltare il terroir, valorizzando ogni vigneto attraverso il concetto del cru“.

I Pinot grigio Friuli Grave DOC

“Iniziando dalle Alpi Carniche dell’alta Grave friulane, a 270 m s.l.m. produciamo il Pinot grigio Friuli Grave DOC, dove troviamo il paesaggio dei “magredi”, a tratti aspro, di Sequals, con i tipici clap (sassi bianchi) e la ghiaia a ricoprire un terreno ricco di calcare. Da qui nasce quel gusto piacevolmente salino ed elegante, molto fresco e, soprattutto, minerale. Non mancano note delle erbe aromatiche delle alture friulane, di frutta bianca, dove la mela verde la fa da padrone”.

I Pinot grigio Corvara Val d’Adige DOC

“In Val d’Adige, invece, nella tenuta di Dolcè, prendono vita due tipologie di Pinot grigio. Il Pinot grigio Corvara Val d’Adige DOC, che nasce nei pressi della antica fortezza della “Corvara”, da terreni di origine morenica a un’altitudine di 160 mt. Qui il clima è caratterizzato da forti escursioni termiche e dal soffiare costante del vento. Le vigne poste ai piedi degli imponenti contrafforti calcarei beneficiano di una irradiazione riflessa e di condizioni climatiche che rendono eccezionale l’area. Queste condizioni favoriscono la nascita del varietale per eccellenza. Troviamo al naso accesi richiami di pera e frutta secca, di fiori bianchi ed erbacei, che ritornano in bocca e si intrecciano a morbidezza e struttura”. 

I Pinot grigio Colle Ara DOC Terradeiforti 2019

“Infine il Pinot grigio Colle Ara DOC Terradeiforti 2019 viene prodotto nel Parco Nazionale della Lessinia a 230 mt da una attenta selezione coltivata sul calcareo Colle Ara. L’esposizione al sole della sera, le brezze di valle e il suolo collinare gli conferiscono le caratteristiche sfumature ramate che vivacizzano il colore dell’oro rosa. La macerazione a freddo con le bucce per circa 3 giorni restituisce al vino una netta direzione aromatica e uno spettro odoroso ricco, che va dal melograno al melone bianco, dalla rosa alla fragolina di bosco, alle erbe aromatiche. Al palato questo vino presenta pienezza, morbidezza, con lunghi ritorni dell’olfattivo, ma altrettanta acidità e sapidità, retaggio del suolo da cui ha origine. 

Da qualche anno i nostri Pinot grigio sono inseriti in un progetto di isolamento di due anni per caratterizzare i lieviti indigeni, in collaborazione con un ente di ricerca. Questo ci consente di selezionare e testare i ceppi migliori, riproducendo in ogni vendemmia e utilizzando nelle fermentazioni un patrimonio genetico autoctono unico”. 

Tradizione e innovazione

“Oltre al centro di ricerca e sviluppo interno, abbiamo cinque tenute in cui tradizione e innovazione evolvono in modo simbiotico”. 

Le tenute in Vallagarina, in Val d’Adige e nel cuore della Grave friulana

“In Vallagarina, per esempio, sul versante del Monte Baldo la terra è fertile, segnata allo stesso tempo dalla montagna che comincia a farsi imponente e dal corso vigoroso dell’Adige, che la spezza e insieme l’accarezza. Qui uve Chardonnay e Pinot Nero, Gewürztraminer, Marzemino e Schiava sono coltivate ancora secondo antiche tecniche italiane, su terreni che degradano dai monti verso il fiume.

In Val d’Adige, accanto a diverse varietà, recuperiamo vitigni autoctoni in collaborazione con importanti istituti di ricerca per la salvaguardia di varietà ancestrali locali. Varietà che rischiavano fino a pochi anni fa l’estinzione.

Nel cuore della Grave friulana, invece, i vigneti crescono su un terreno magro, composto per oltre l’80% da ghiaia e sassi, “claps” nella lingua locale. Fra i sassi di Sequals, però, nascono uve dagli aromi intensi e caratteristici. Qui l’architettura rigorosa della cantina, con le sue pareti foderate in rame, si fonde con il paesaggio che la circonda, tra suggestioni antiche e tecnologie all’avanguardia per valorizzare uve native come il Refosco, Tocai e Ribolla Gialla”.

Le tenute Casa Belfi e la cantina di Marano

“Nella tenuta Casa Belfi a San Polo di Piave, in provincia di Treviso, lavoro con Maurizio Donadi, giovane enologo che osserva i metodi steineriani e una filosofia di coltivazione delle uve e di produzione dei vini ispirata al rispetto della tradizione e della naturalità. La scelta, quindi è di totale esclusione di concimi, di pesticidi e diserbanti chimici, favorendo i ritmi delle stagioni e i calendari lunari. 

Prendono così vita vini semplici ed eccellenti allo stesso tempo: dal Bianco al Rosso, passando per il Raboso, per il “Naturalmentefrizzante” e per il Vino Bianco frizzante “Anfora”. Escluso il “Naturalmentefrizzante”, tutti i vini Casa Belfi sono vinificati in anfora.

Infine la cantina di Marano: un piccolo gioiello perfettamente incastonato nella montagna, scavata in roccia vulcanica dall’interno per lasciare intatta la collina e il paesaggio. Siamo sui punti più alti della Valpolicella, a 500 mt, dove i vigneti adagiati su “marogne”, tipici muri a secco, occupano l’ultima fascia di terra coltivabile prima del limite estremo della montagna.  Una produzione di Valpolicella “d’altura”, ricchissima di uve autoctone come Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara, Oseleta, che storicamente appartengono a queste altitudini. Qui l’appassimento delle uve avviene in modo naturale nel fruttaio, su versanti scoscesi in equilibrio fra boschi e ciliegi.

Abbiamo anche la Conservatoria, un vigneto che raccoglie una collezione di vitigni autoctoni in via di estinzione della Vallagarina trentina e veneta”.

La sfida più grande

“La sostenibilità allargata. Non solo pannelli fotovoltaici, studi e ricerche legati principalmente al concetto di sviluppo sostenibile e a un maggior apporto qualitativo del vino, ma anche sociale.

Il forte legame con la terra trova fondamento nell’antica maestria agricola del “saper fare”, che si respira ancora nelle vigne e nelle cantine e che caratterizza il nostro approccio produttivo sostenibile. Va oltre i concetti di sostenibilità ambientale, produzioni biologiche o “in armonia con la natura”. Significa credere nel valore di ogni singola persona, per portare avanti un lavoro congiunto e armonico con chi condivide uno stesso luogo.

Abbiamo 330 ettari di vigneti, cinque tenute e un centro di ricerca e innovazione: conosciamo ogni dipendente, che spesso è legato al territorio e conosce bene la terra. Un esempio su tutti è Nuto, il più anziano viticoltore della zona, che dopo aver insegnato a decine di ragazzi e uomini la sua maestria, è andato in pensione pochi mesi fa, a 90 anni compiuti! Ma quando si tratta di potature particolari ancora lo chiamiamo perché è radicato come le sue vigne al territorio, vive in simbiosi con la natura e trasmette antiche maestrie alle persone”.

Il sogno, la lezione di vita

“Come una roccia, come una pianta, sono legato a questa terra. Qui ci educa il silenzio delle piccole cose a stare al proprio posto, a fare ciò che si deve fare. Il tempo della vite e del vino è un tempo dilatato, a volte di anni, di generazioni. 

Sogno di continuare a lavorare nel rispetto del territorio perché è unico. Il vino ne è fedele espressione e non avrà mai le stesse caratteristiche se spostato in altre terre. Ma al centro ci deve essere sempre l’uomo, il suo eccezionale sforzo per far crescere la vite e per trasformare l’uva in vino. L’uomo che conosce la tradizione e la tramanda, confrontandosi sempre, con la sfida dell’innovazione. Perché la tradizione, da sola, non basta.
In campagna e in cantina – mi hanno insegnato – si fa quello che si deve fare: naturalmente e senza compromessi. Il risultato si percepisce sul palato”.

Indicato a…
Chi intuisce con un semplice sorso scenari e panorami unici. Chi ricerca prospettive uniche, specchio di territori da assaporare anche a distanza.

https://www.albinoarmani.com/

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