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Gaia Segattini
Art & Craft Innovator

Artisti & Artigiani Moda & Accessori

Gaia Segattini
Art & Craft Innovator

Ci piace perché è l’emblema dei creators italiani, che intrecciano entusiasmo con maestria, fantasia con imprenditorialità, artigianato con innovazione, qualità con sostenibilità, realizzando pure maglie “collectables”

Biografia 

Esuberante, geniale, trasgressiva, anticonformista, visionaria, ironica, speciale.
Gaia, di nome e di fatto, è Ambassador della creatività italiana, non solo realizzata ma resa sistema, (ri)lanciando e innovando un business, attraverso filati reali e relazionali, intrisi di passione e rispetto per le maestranze e tradizioni locali. 

“Mille vite ho attraversato, con gioia, entusiasmo, curiosità e gratitudine per le lezioni che ho imparato. Sono figlia di una professoressa di lingue e di un architetto visionario e controcorrente che, quando avevo sette anni, ha deciso di trasferirci da Milano al Parco del Conero. Aveva bisogno di riavvicinarsi a ritmi più umani, dove riscoprire il rapporto con la natura, il territorio, le cose semplici, lo spazio da esplorare e inventare. Questo suo bisogno di valori e di stile autentico, insieme agli interminabili confronti che coloravano la nostra tavola, mi ha allenata all’approfondimento e alla messa in discussione. 

Sono sempre stata uno spirito indipendente pur se di facciata poco appariscente: ho iniziato nel mondo della moda ufficiale, dove ho studiato e lavorato per 18 anni come designer, ricercatrice di tendenze e supporto alla comunicazione finale.

Le mie ispirazioni venivano dal basso: dal casual, dallo sport, da nicchie culturali. Ho maturato una visione trasversale, la capacità di captare, viaggiando molto, ciò che stava succedendo nel mondo contemporaneo, che traducevo in campionario con una comunicazione coerente.  

La seconda è stata la fase del racconto, della scrittura e narrazione in un momento di crisi dove mi sono resa conto che la decisione di tanti marchi di produrre dall’altra parte del mondo significava una perdita di senso e falsificazione del rapporto tra il cliente finale e l’autenticità del prodotto. Era un mondo che non corrispondeva più ai miei valori, per un tema etico ma anche economico, perché intuivo che questa pratica a lungo andare avrebbe distrutto il valore aggiunto della manifattura italiana”.

La svolta dell’Hand Made

“Era inizio 2000 e Internet apriva una visione più trasversale su prodotti di nicchia che iniziai a recensire per riviste di moda, raccontando le piccole tendenze alternative. Mi sono così imbattuta nel movimento emergente americano volto alla rinascita del nuovo artigianato, che non era semplice da tradurre in Italia. Concetti come Hand Made, Crafters o Do it yoourself non riassumevano le sfumature sociali e politiche di cui invece questi termini erano impregnati.

Era un nuovo modo di fare artigianato che univa anche la vendita e la comunicazione digitale: il maker è il piccolo imprenditore che si occupa della realizzazione del prodotto, ma anche della sua comunicazione.

Nel 2008, mentre i grandi marchi si erano convertiti al main stream per necessità dei numeri richiesti dal far east, è emersa una logica di affermazione personale per diventare protagonista dell’offerta in autogestione e autoproduzione di novità. Così anche in Italia gli artigiani hanno iniziato a reinventarsi, rendendo l’idea classica del “fatto a mano” come sovversivo, ecologico, etico, artistico, innovativo.

Io ho iniziato a raccontare queste tendenze, intervistando artigiani, aziende e ho creato rete partendo da un blog , Vendetta Uncinetta, su un magazine con un pubblico estremamente eterogeneo, che mi ha permesso di avere feedback da diverse persone, aiutandomi a capire i bisogni, le passioni, le estrazioni culturali, le età. E tra un uncinetto, un corso, un convegno, un manuale e una trasmissione sono diventata il riferimento italiano dell’autoproduzione innovata”.

Capi esclusivi

Cosa produci, oltre alla cultura ed espressione del puro artigianato italiano?

“Capi in maglia. L’amore per la maglieria, che mi nutre fin da piccola (ogni ricordo è legato al maglione che indossavo!), mi ha spinta a rivedere i processi produttivi, perché il costo di partenza del filato e della produzione è alto e quindi quando il prodotto arriva in negozio o ha un prezzo altissimo o ha una qualità pessima, in nessun caso chi produce ci guadagna abbastanza. Da qui una semplice intuizione: parto dal filato e non dal design.

Tutti i miei capi nascono da filati di giacenza di qualità del magazzino stesso dell’azienda produttrice che, lavorando anche con marchi di lusso, ha spesso filati di avanzo. Lavoro anche con filati rigenerati come il cotone, o con giacenze di filature stesse o di realtà specializzate che stoccano il filato dai maglifici.
Come un cane da tartufo, cerco, tasto e invento: con mohair di qualità, per esempio, posso realizzare capi ed accessori, mentre di qualità minore produrrò coperte.

In pratica ogni capo è unico o ha pochissime ripetizioni, ad esempio in media per cento capi devo fare 15 varianti colore per utilizzare la disponibilità del filato. Come è il caso dello Shetland, che adoro, perché rustico, si ammorbidisce con il tempo, diventando al tatto simile al velluto, ha un colore tridimensionale, è maschile ma si presta a incantare la donna. Oppure il Bloom, maglione che viene realizzato con questo filato speciale in soli 20/30 pezzi al mese con colori che non so mai prima quali saranno”. 

Unicità

So che vai a ruba: quale è il segreto di “Gaia Segattini Knotwear”?

“Gaia Segattini “Knotwear” è un gioco di parole con cui si vuole sottolineare la caratteristica non convenzionale di questi prodotti, non solo dal punto di vista ideologico ed estetico ma anche come metodologia progettuale, produttiva e commerciale.

Made in Le Marche with Pride. Be your own moodboard recita l’etichetta. Perché sono orgogliosa di onorare un distretto produttivo come le Marche, da sempre impegnato in moda, accessori, pelletteria e confezione di lusso.

Creo a partire da filati in giacenza della migliore qualità, lavorati da storiche ed esperte “maestre magliaie”, unendo dettagli realizzati a mano. La trasparenza della manifattura la considero un atto di onestà e rispetto verso il nostro cliente oltre che una garanzia di qualità e quindi di rispetto per l’ambiente. E i clienti confermano, perché dopo aver provato questi capi indistruttibili, mi scrivono spesso “Compro meno e compro meglio, grazie a te”. Dopo i lavaggi non fanno pallini, sono termici perché in pura lana vergine e sono pienamente tracciabili perché si conoscono tutti i nomi ed i visi di chi li confeziona”.

Storie, oltre i prodotti

“Non realizzo collezioni, solo una serie di mono prodotti con nomi che hanno una storia dietro, che diventano rockstar, creando una voglia quasi di collezionismo. Organizzo flash sale, con piccole produzioni già pronte che si esauriscono presto e non abbiamo un magazzino con rimanenze. Non propongo capi che passano di moda e li penso sempre abbinabili tra loro o con i classici che abbiamo nell’armadio.

Abbiamo solo 2 taglie: comode, per far sentire bene chiunque, perché è importante sentirsi a proprio agio e ricche di stile invece che pensare che il gusto sia appannaggio solo di chi ha una determinata forma del corpo. Molti capi sono unisex, alcuni talmente ambiti da riuscire ad acquistarli anche dopo un anno di tentativi, come il Bloom.
Giuro che ogni volta mi commuove vedere che in poche decine di minuti, quando apro la vendita, il negozio si svuota e l’acquisto di una di quelle maglie viene associato ad un valore aggiunto di sfida e unicità”.

Tradizione e innovazione

Come hai coniugato tradizione e innovazione?

“La nostra manodopera è straordinaria perché non si accontenta mai. Abbiamo, come tutti gli italiani, il senso estetico nel sangue, perché viviamo in un territorio, quello delle Marche e dell’Italia intera, straordinario. La tradizione manifatturiera regionale è caratterizzata da qualità anche della forza lavoro, in aziende spesso a conduzione famigliare, che oggi lavorano con marchi importantissimi del pret a porter internazionale.

Ora è il momento di ripartire, acquistando la consapevolezza delle nostre maestranze, che sono le uniche al mondo a realizzare i piccoli miracoli richiesti dai brand, come prodotto e tempistiche.

Volevo celebrare e innovare questa tradizione e qualità manifatturiera che oggi ci viene di nuovo riconosciuta anche dal mondo del lusso. Ho pensato in primis di semplificare, andando direttamente dal produttore al cliente finale, Questo per mantenere alta la qualità e garantire all’azienda un ricarico che le permetta di vivere e a me di creare prodotti focalizzati in modo concreto sui miei clienti, senza magazzini e rimanenze.

L’innovazione era già parte del mio tessuto: l’attenzione nelle relazioni anche virtuali, l’interesse e il rispetto dell’altro nei rapporti di lavoro, il desiderio di aiutare il prossimo con consigli o prodotti che gli permettano di sentirsi meglio. Questo si traduce in conoscenza dei miei clienti, anticipazione dei loro desideri, vendita solo online o in pop up veloci, garantendo così una sostenibilità a 360°.

Dalla materia prima al ciclo produttivo a km 0, dalla mancanza di magazzino e di intermediari, fino a trasmettere buone pratiche e consapevolezza della qualità dei progetti artigianali e della tracciabilità dei prodotti. Il tutto con l’obiettivo di stimolare un senso critico nel pubblico che poi fa bene ad un intero settore”.

Sfida

“Ho vissuto anni molto difficili, perché non ero inquadrabile, definibile. Avevo un figlio da mantenere ma con determinazione ho portato avanti questo amore fortissimo per il design democratico, l’artigianato e l’auto imprenditorialità. Ero e sono ispirata da una sensazione di giustizia e onestà verso il lavoro, il rapporto umano, le cose fatte bene, la ricerca, il rispetto per i clienti, per il territorio e per chi c’era prima di noi.

In sintesi mi ha sempre motivata il rispetto per il lavoro e la manifattura che ha reso l’Italia il Paese del Design, con una manodopera specializzata, forte di un’enorme creatività e un continuo confronto tra manodopera artigiana e progettisti, per un progressivo e reciproco affinamento e un prodotto finale migliore.

Il grande problema, oggi, è che non è favorito il ricambio generazionale a livello di imprenditoria ma ancor di più di manodopera. Penso che la chiave del futuro manifatturiero sarà la multidisciplinarità. Tutti i casi di successo delle aziende artigianali mostrano seconde generazioni di figli che hanno studiato in università e sono tornati mettendo a fattor comune le competenze applicate al territorio e al materiale”. 

Sogno e lesson learned

Creativa inesauribile, fonte di consapevolezza concreta, legata al territorio e al saper fare: cosa altro puoi desiderare?

“Avere ancora più rispetto per chi lavora bene e combattere contro il senso di ingiustizia quando queste capacità vengono ignorate. Se invece vuoi una risposta da sognatrice, mi piacerebbe organizzare un evento/pop up/sfilata in cui si vive lo stile connesso al marchio, magari insieme ad altri produttori affini per gusto, con musica, arte, riferimenti pop. In fondo sto già facendo le prove, perché le mie modelle sono tutte amiche e clienti che mi regalano il meglio: la loro autenticità”. 

Indicato a…
A chi vive le relazioni con rispetto e gentilezza perché solo insieme si cresce.
A chi vuole cerca il valore dato da nuove filiere di produzione, distribuzione, commercializzazione slow and tailor made.
A chi sa che un sorriso può cambiare la giornata.

Info

https://www.gaiasegattiniknotwear.it/it/
@gaiasegattini.knotwear

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