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Emy Petrini
Intrecci a regola d’arte

Arredamenti

Emy Petrini
Intrecci a regola d’arte

Ci piace perché intreccia rami, foglie, cortecce, arbusti creando oggetti di design e d’arte che incantano. Le sue lampade, cornici, sedute vibrano di emozioni e profumi, avvolgendoci nell’energia della pura natura.   

Biografia

Possiede la grazia e la forza della di una quercia. Inventa boschi incantati, adatti anche in un loft newyorkese: Emy Petrini è un’italiancreator che lavora in perfetta simbiosi con la campagna toscana, creando opere sempre uniche. Come nace la tua arte?

“Se guardo indietro la mia vita noto tanti puntini collegati tra loro. Un viaggio carico di emozioni, scelte, alti e bassi, con una costante: il rispetto e l’ascolto per la natura e tutti i suoi elementi.

Mi sono diplomata in Interior Design, presso l’Istituto d’Arte e Restauro di Firenze, poi ho approfondito scenografia per creare uno spazio fisico dove condividere liberamente arte ed emozioni. Così ho aperto nel 2000 Spazio Officina, associazione culturale all’interno di una piccola fonderia open-space di inizio secolo, caratterizzata da una enorme gru leonardesca all’interno, in legno e ferro ancora funzionante, e da un rosone in facciata che ho valorizzato con vetri colorati. È subito diventato per me un luogo magico che testimoniava sia il lavoro che la voglia di condividere idee, pensieri, esperienze artistiche.

Spazio Officina è stato un progetto di vita importante, nonostante le grandi difficoltà burocratiche di avvio. Lì organizzavamo eventi d’arte, tenevamo laboratori, abbinando anche percorsi musicali ed esibizioni. Era il luogo perfetto dove incontrarsi, ma in anticipo sui trend di una quindicina d’anni e visto con diffidenza dai concittadini, arroccati tra le mura che circondano Lucca. Quindi, dopo un periodo di grandi soddisfazioni, sono stata costretta a chiudere il mio Spazio. 

La delusione mi ha spinta fuori, all’aperto, verso la natura: ore e ore da sola, ad attraversarla, ascoltarla e osservarla, fino a rendermi conto che, proprio attraverso questo ascoltare e osservare, ero riuscita a svelare la mia natura più intima.

La natura mi ha consolata e mi ha insegnato a guardare con occhi diversi, vedendo nei materiali la perfezione delle forme, i colori, i movimenti, le atmosfere che avrebbero potuto creare. Ho iniziato così a raccogliere i primi rami, foglie, cortecce e a fare i primi assemblaggi, scoprendo in me doti fino ad allora inespresse”.

Le creazioni

“Vedendo che le prime opere venivano apprezzate, ho deciso di trasferirmi in Galles per ottenere l’Higher Diploma in Floristry (ICSF) e imparare a progettare e realizzare, in ogni contesto, la presenza del fiore e dell’elemento naturale. È stato un anno bellissimo e impegnativo, molto significativo perché ha fatto emergere dalle ceneri un nuovo sogno. Ho tenuto la mia prima esposizione di artigianato a Firenze, dove il fermento creativo mi chiedeva di esprimersi. Da allora mi chiamano per decorazioni, allestimenti, in primis con Replay e Pitti, ma soprattutto abitazioni private.

Le mie creazioni sono un mix di scultura, design, installazioni. Con Replay abbiamo inventato un bosco di 120 mt quadri per la fiera di Berlino con migliaia di legature, lavorando su stratificazione di materiali come rami, arbusti, cortecce, fino ad arrivare a un metro di profondità.

I primi anni sono stati occupati da questi lavori, dove più che un’artista mi sentivo un tramite, una trascendenza. Un qualcuno che, con la propria sensibilità, provava a trasmettere quello che vedeva e ascoltava, esaudendo sogni, emozioni profonde. Oggi è ancora così, sublimato in una forma di meditazione, quando cerco e intreccio i materiali. Partendo da un ramo, posso per esempio intrecciare per 250 ore per realizzare un’opera e il tempo vola, mi trasporta lontano”. 

Unicità

La tua unicità appare scontata: qual è il fil rouge che collega tutte le tue opere?
“Penso sia il desiderio di trasmettere natura allo stato puro, come emozione, dove la persona si sente autenticamente protagonista.
Non potrò mai fare un’opera uguale a un’altra perché la natura è sempre diversa, non esistono due rami uguali. Io stessa sono sempre diversa, mi lascio ispirare dal materiale che trovo sul mio cammino, spaziando dai rami di infestanti, che sono felice di togliere dalle piante, a cortecce, fuscelli e anche travi di vecchie case di campagna o legni smussati dal mare.

Creo nidi giganti, rifugi come menhir in salice che arrivano a 4 mt di altezza, con aperture basse e grandi cuscini, perché amo costruire luoghi dove stare accoccolati tornando bambini, per rilassarsi, leggere e riscoprire i propri desideri. 

Mi piace esaudire i desideri, così privilegio una relazione creativa con il committente: ad esempio le mie lampade possono essere pensate e realizzate tailor made, sia nelle misure che nel tipo di materiale.
Gioco anche con le diverse cromie dei rami utilizzati per il rivestimento e l’ambiente in cui saranno inserite. Si chiamano “Lampade Natura” e sono realizzate con una struttura in ferro, che spazia dai 60 cm ai 130 cm, rivestita da un intreccio di rami di salice, di olivo e di cornus, a seconda del gusto, della funzionalità e della grandezza desiderata”. 

Le cornici in fiore

“Altro progetto pensato per mettere al centro la persona, la sua creatività, il suo gusto, la sua visione è “cornici in fiore”. Sono semplici cornici, realizzate con legno di recupero in varie essenze tra cui castagno, mogano, abete e pioppo, ma anche massello di rovere, cipresso, iroko ed acacia. In ciascuna ci sono delicate ampolline dove inserire fiori, rami, foglie, perché siano vissute in modo personale e individuale. Le ho ideate per essere posizionate sia in interno che esterno, sospese, a parete o piccole, da tavolo.

Dalla scelta dell’essenza del legno a quella dei fiori, giocando con le stagioni, i colori e la spontaneità, è possibile creare ogni giorno un’opera naturale che non solo arreda, ma diventa protagonista dello spazio personale, proprio per questa sua capacità di tradurre la fantasia individuale in un prodotto intimamente vissuto”.

Tradizione e innovazione

Il tuo lavoro è legatissimo ad antiche tradizioni; come l’hai innovato?

“Rientrata dal Galles ho approfondito la tecnica dell’intreccio locale da un maestro cestaio che, nonostante l’età, dimostra una passione e una forza fuori dal comune. Peccato che questa vecchissima tradizione stia scomparendo, perché è una presenza inavvertita nel tessuto socioeconomico, un “antico mestiere” da esibire nelle fiere agricole o nei musei etnografici, una sorta di fossile vivente. Mi piacerebbe insegnarla a mia volta, come ho fatto con corsi di Ikebana e di ecoprinting, dove gli elementi naturali lasciano le loro impronte sulla stoffa. 

Chi intreccia vegetali”, includendo anche chi impaglia sedie e chi fabbrica corde, scope, stuoie, solitamente realizza piccoli manufatti. Quindi penso che la mia innovazione risieda nella dimensione delle mie creazioni. Grandi rifugi dalle forme bizzarre (una a forma d’uovo, una di casco di palombaro), menhir enormi trasportati dall’altra parte del mondo in mezzo a un deserto. Persino nuvole, che pendono dalle capriate in ferro del mio Spazio Officina, insieme a una lampada in salice di due metri di diametro.

Solitamente parto da uno schizzo e creo il primo reticolato che chiamo “Partenza”, poi vado a tessere il salice passando dentro e fuori fino a coprire l’intera opera. È un misto di tradizione e innovazione che può essere influenzata dalle necessità del cliente, dal luogo in cui l’opera verrà esposta, da un elemento trovato per caso durante una passeggiata o ancora dalla natura del materiale che mi ispira emozioni che vogliono manifestarsi”.

Il profumo del bosco

“Tra i diversi materiali amo il salice perché è duttile, fresco ed elastico (veniva usato per legare le viti dopo la potatura). Se secco, basta metterlo a bagno una settimana perché riacquisti tutte le sue proprietà ed emani un profumo forte, potente, boschivo. Il profumo è un altro fattore di intima connessione con la natura: molti miei oggetti profumano per lungo tempo, perché realizzati in ulivo o con clematis intrecciate che emanano aromi intensi”. 

Sfida

“La sfida è rispondere alla fatidica domanda: quanto dura? La mia è una forma d’arte che, spesso, si potrebbe definire effimera, nel senso che ha un suo ciclo vitale, destinato a esaurirsi, con creazioni che è meglio tenere in interni. Ho volutamente scelto di lavorare con la natura per questa volubilità per la quale tutto cambia. Ora sto realizzando un progetto con rami di cornus rosso che diventano accesi, vivi, cangianti con il trascorrere del tempo.

Per gli esterni ho deciso di trattare il materiale con olii naturali protettivi che nutrono la fibra del salice e offrono una pellicola di protezione. Ma resta la sfida quotidiana di incontrare sensibilità che colgano la bellezza della natura in ogni sua forma e mutamento”.

Sogno

Qual è, oggi, il tuo sogno?

“Sono una privilegiata perché vivo nella natura e realizzo sogni, rifugi dove sentir battere il cuore. Lavoro inebriata tra i profumi di questi materiali e mi piacerebbe condividere quest’arte con più persone possibili. Ho avuto l’onore di partecipare alla biennale di Pordenone di Land art, dove si interviene direttamente sulla natura del luogo, affinché l’opera diventi parte integrante dell’ambiente che subisce il suo ciclo della vita.

Così mi piacerebbe organizzare percorsi di Land art anche nei boschi intorno a Lucca, invitando artisti internazionali che lavorino con gli elementi della nostra campagna. È magico far nascere un’opera d’arte in un posto con il materiale che si trova in quel luogo, come è altrettanto magico condividerne l’esistenza”.

Indicato a…
Chi cerca nuove trame, sensazioni, rifugi, rigorosamente naturali.

Info

http://www.emypetrini.com

  

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